Abbiamo incontrato i DARRN e c’è stata CHIMICA da subito

Loro sono Dario, Cristian e Dennis, quasi tutti e tre 23enni, romani e con una gran voglia di farsi ascoltare.

Sono le 15 circa quando all’EUR comincia un diluvio pazzesco, una sfuriata, dura solamente qualche minuto, bar accanto alla fermata della metro, arrivano i tre ragazzi, sorridono un po’ imbarazzati, sembra quasi assurdo che dalla loro cameretta esca musica simile, ma ancor di più, forse, che proprio in quella cameretta abbiano registrato insieme a Gemitaiz.

Sono Dario ho 22 anni e studio giurisprudenza e scrivo per i Darrn 

Sono Cristian ho 23 anni e momentaneamente faccio solo musica e sono uno dei due producer dei Darrn

Sono Dennis ho 23 anni e sono uno dei producer dei Darrn

Rompiamo il ghiaccio ordinando qualche caffè.

Come è nato il progetto dei Darrn?

Dario: io andavo da un insegnante di canto e non sapevo ancora bene suonare e lui (Dennis) un giorno mi ha scritto per produrre un pezzo insieme. Il giorno dopo ci siamo visti a casa sua per produrre un pezzo e ci siamo trovati vicini anche grazie ai nostri gusti musicali simili. La nostra insegnante ha compreso che eravamo compatibili.

Cristian: io e Dennis stavamo producendo insieme in quel periodo e Dennis faceva sentire al suo insegnante cosa stavamo producendo. Grazie a Dario ci siamo evoluti musicalmente dopo aver iniziato a produrre da un annetto, senza di lui non avremmo ampliato le nostre influenze musicali e non avremmo scoperto i nostri punti di forza.

All’inizio non avevate una voce?

Dennis: inizialmente non sapevamo ancora produrre ma avevamo già le basi dal punto di vista teorico. Abbiamo fatto le nostre prime tracce, poi è arrivato Dario che è diventata la nostra voce e ci ha aiutato a livello produttivo improvvisandosi anche musicista.

Da cosa partivate come riferimenti musicali e come sono cambiati nel tempo?

Dennis: nel momento in cui ci siamo conosciuti partivamo con dei background molto diversi: è stato Cristian a introdurmi nel mondo r’n’b e trap, io ascoltavo metal, folk e avevo anche periodi reggae, conoscendoci abbiamo iniziato a condividere i nostri background musicali, poi incontrando Dario abbiamo scoperto le sue affinità con Cristian.

Cristian: I primi tre anni abbiamo fatto tutto da soli e l’uso dei sample l’abbiamo scoperto dopo un anno e mezzo che producevamo, nel 2016 lui (Dario) ci ha spinto Blondie di Frank Ocean e quella roba ci ha cambiato proprio la vita a livello produttivo.

“[…] magari mentre Dario sta registrando una linea vocale e io inciampo sulla sedia e BAM abbiamo un nuovo rullante, quindi ci facendo influenzare e trarre ispirazione da qualunque cosa”

Oggi voi siete entrati in contatto con un’etichetta molto particolare che trascende ogni definizione di genere un po’ come voi.

Dario: come tipologia in Italia si fermano molto all’indie e al pop quindi sentendo qualcosa di diverso si sentono spaesati e pensano “ma che strana sta robba”.

Dennis: la cosa figa di Asian Fake è che sta rivoluzionando il concetto di hip pop in Italia, quindi sta rivoluzionando il concetto della musica fatta con passione prima di pensare ai numeri, e poi riescono a raggiungere anche i numeri.

Effettivamente i ragazzi sotto Asian Fake hanno raggiunto un buon livello in Italia e anche se dà voce ad artisti spesso atipici siete tutti accomunati da delle particolarità. Voi campionate qualcosa nello specifico per le vostre tracce?

Dennis: Ad esempio su Saba, uno dei pezzi di Musica da Camera, è preseente una delle percussioni più grosse, si sente molto nel ritornello che fa “PAPUPUPUPPAPU“. L’abbiamo fatto campionando Cristian che fa un rumore con la bocca, magari mentre Dario sta registrando una linea vocale e io inciampo sulla sedia e BAM abbiamo un nuovo rullante. Possiamo quindi dire che ci facciamo influenzare e traiamo ispirazione da qualunque cosa, se non ti poni limiti qualsiasi segnale audio può diventare di tutto.

Quanto prendete spunto dal posto in cui vivete, i suoni di Roma?

Dario: Roma è tanto influente perché è un macello, non essere influenzanti da Roma vuol dire essere viandanti, ovvero che ci passi per poco. Se vivi a Roma puoi vivere una realtà pesante, a Milano puoi essere te stesso, nessuno ti giudica, hai molte meno rotture di cazzo, se fai il creativo a Roma c’è sempre la domanda successiva “si ma che lavoro fai?”, qua a Roma devi fare il lavoro di ufficio sennò non stai facendo niente, mentre Milano è più improntata sui lavori creativi.

La periferia romana vi ha influenzato molto?

Dario: secondo me indirettamente tantissimo.

Le tracce comunque sono molto personali e il contesto influisce tantissimo giusto?

Dario: Roma è come stare in una bolla, e respiri ciò che c’è dentro, come eventi, vivere, traffico.

Quindi avete cominciato dalle vostre camerette e state facendo un buon percorso, come siete stati scoperti e come vi siete messi in contatto? Come sono state le collaborazioni con Venerus, Gemitaiz, Frenetik?

Dario: abbiamo cominciato presentando delle robe che avevamo iniziato a fare in inglese, poi abbiamo iniziato a far uscire un po di tracce su youtube, una serie di singoli tra cui F2. Poi è uscito Yodle e ci hanno subito contattato, perché Venerus lo stava facendo ascoltare in studio a Frenetik. Io li conoscevo di nome e ci hanno invitato in studio Frenetik e Orange, dieci minuti dopo ci hanno messo sopra gli strumenti in uno studio molto fico e illuminato. Ci hanno detto “noi vi vogliamo sull’album nostro”, è stato tutto molto rapido. Ci siamo trovati subito bene con i ragazzi di Asian perché non è l’ambiente da major tipo Sony dove ci sono persone anziane che ti dicono come devi fare una cosa, ci lasciano molta libertà di scelta.

“Roma è come stare in una bolla, e respiri ciò che c’è dentro, come eventi, vivere, traffico.”

Come mai questa scelta grafica e anche la presenza degli animali che si ripete nelle vostre tracce?

Dario: siccome la musica che facciamo si scosta molto dal background tipico, noi facciamo musica seguendo le nostre idee, l’immaginario più vicino a come produciamo è la natura e gli animali, nel modo in cui vivono, utilizzando il proprio istinto.

Avete iniziato dalla camera e dall’armadio e dove puntate di arrivare.

Dario: il sogno sarebbe quello di riuscire a upgradare la camera, mantenere la nostra comfort zone sarebbe bellissimo.

Dennis: però io non sono d’accordo con l’upgrade dello studio o della camera, come obiettivo per me non c’è lo studio o la camera, siamo sempre concentrati ad ottimizzare gli strumenti che già avevamo e non abbiamo bisogno di cose incredibili, la strumentazione ad alto livello verrà da sé col tempo.

Ora quindi non pensante quindi di spostarvi?

Dario: ci piacerebbe Milano ma trovare lavoro comunque non è facile anche se c’è. La possibilità di lavorare c’è ma non te lo regalano e spesso sono molto situazioni molto stressanti quindi magari non riusciremmo a fare musica.

Siete amici anche al di fuori della musica o dividete il lavoro dai rapporti personali?

Cristian: per noi è impossibile mettere dei muri perché passiamo tantissimo tempo insieme e condividiamo tantissimo.

Da quanto vi conoscete e quando è nato effettivamente il progetto?

Dario: ci conosciamo da 3 anni ma realmente il progetto sta nascendo adesso perché ci siamo accorti che può diventare un lavoro quindi c’è stato un cambio di mentalità, una volta che le cose si fanno serie è impossibile staccare la mente dai progetti musicali che vorresti realizzare.

Cosa è cambiato da qui all’ultimo anno?

Dario: è cambiato tutto, siamo migliorati siamo diventati più coscienti e maturi. Stiamo cominciando a capire l’importanza dell’immagine oltre che concentrarci solo sulla musica, stiamo cominciando a capire quali sono le nostre armi e i nostri punti forti.

Punto chiave della nostra musica è la spontaneità e la sincerità




Foto di Francesco Iafigliola

Video di Denise Rosato

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