Spring Attitude 2019 Report

Siamo entrati in una stanza buia con tante poltrone rosse ed una batteria sopra ad un piccolo palco, ci siamo seduti e si sono accesi dei raggi luminosi. Su uno schermo, dietro alla batteria, è spuntato un cerchio verde. Shigeto ha iniziato a suonare, il cerchio si ingrandiva e muovendosi si arricchiva di rosso, di giallo, di viola. Non riuscivamo a non muovere i piedi. Uno si è alzato, poi un altro e un altro ancora: siamo tutti in piedi e ci mettiamo a ballare tra le file di sedie di una sala da cinema, intorno a quella batteria attraversata da uno spruzzo di colori.

Difficilmente dimenticheremo una scena del genere, e forse è proprio per questa capacità di sorprendere che Spring Attitude è arrivato quest’anno, con una originalissima quanto ragionata proposta musicale, alla sua decima edizione.


Nei nostri due giorni nella Capitale, abbiamo respirato le atmosfere suggestive di due location: l’ex caserma Guido Reni, uno spazio enorme che ora ospita la rassegna Videocittà, e il MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo, sinuosa struttura – nata da un progetto di Zaha Hadid – nella quale abbiamo avuto la sensazione di tuffarci non appena siamo arrivati per ascoltare Venerus, Giorgio Poi e Myss Keta, tre nomi molto diversi ma assolutamente in grado di coinvolgere, a modo loro, un pubblico tanto consapevole quanto curioso, che poi si è spostato letteralmente all’interno del museo per ascoltare i set di Andrew Weatherall, Ellen Allien e Laurent Garnier, sotto alle maestose scalinate bianche e nere che attraversano l’edificio.

 
Abbiamo sentito musica nuova, note incantevoli e melodie sperimentali che ci hanno dato l’impressione, passando da uno stage all’altro, di essere in un momento temporale sconosciuto, in un luogo dove luci, immagini, colori e suoni convergono per dare vita ad un’esperienza suggestiva.
Spring attitude è un grande albero di quelli che fioriscono in primavera (anche se adesso in realtà siamo ad ottobre): con tanti bellissimi fiori sbocciati ed altri che magari non si aprono del tutto. Quel che è certo, è che quando lo guardi nel suo insieme non puoi far altro che restare a bocca aperta e sentire il profumo di quelle persone che sono dietro ad un evento del genere, che sanno quello che fanno – e lo fanno pure bene. 

 

 

Testo di Martina Seghetta

Foto di Barbara Gagliardi